Rumore e inquinamento: la P.A. può essere condannata a “fare”
- info556131
- 27 nov 2025
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune per le immissioni intollerabili di rumore e polveri sottili causate dal traffico veicolare. Oltre al risarcimento, il giudice ha ordinato all’amministrazione di adottare misure concrete: installare barriere fonoassorbenti e imporre un limite di velocità a 30 km/h.
Il principio: neminem laedere
La sentenza ribadisce che il giudice ordinario può ordinare alla Pubblica Amministrazione un “facere” — cioè un’azione concreta — per far cessare un illecito civile. Non si tratta di invadere la discrezionalità amministrativa, ma di applicare il principio secondo cui nessuno può arrecare danno ad altri.
I fatti
Un gruppo di residenti aveva citato il Comune per l’inquinamento acustico e atmosferico. Dopo un primo risarcimento parziale, la Corte d’Appello ha riconosciuto pienamente le loro ragioni, condannando il Comune a:
ridurre l’inquinamento con misure come il limite di velocità;
installare pannelli fonoassorbenti;
versare 10.000 euro a ciascun cittadino per i danni subiti.
La Cassazione conferma
Il Comune ha impugnato la sentenza, ma la Cassazione ha respinto tutti i motivi di ricorso. Ha chiarito che:
il giudice può ordinare misure concrete per eliminare il danno;
il risarcimento può essere liquidato in via equitativa;
gli eredi subentrano nella quota del risarcimento spettante al defunto, senza moltiplicazioni.
In sintesi
Questa ordinanza rafforza la tutela dei cittadini contro l’inerzia della Pubblica Amministrazione. Quando rumore e inquinamento superano la soglia di tollerabilità, il giudice può intervenire non solo con un risarcimento, ma anche imponendo azioni correttive.




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