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Rumore e inquinamento: la P.A. può essere condannata a “fare”

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  • 27 nov 2025
  • Tempo di lettura: 1 min

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Comune per le immissioni intollerabili di rumore e polveri sottili causate dal traffico veicolare. Oltre al risarcimento, il giudice ha ordinato all’amministrazione di adottare misure concrete: installare barriere fonoassorbenti e imporre un limite di velocità a 30 km/h.

Il principio: neminem laedere

La sentenza ribadisce che il giudice ordinario può ordinare alla Pubblica Amministrazione un “facere” — cioè un’azione concreta — per far cessare un illecito civile. Non si tratta di invadere la discrezionalità amministrativa, ma di applicare il principio secondo cui nessuno può arrecare danno ad altri.

I fatti

Un gruppo di residenti aveva citato il Comune per l’inquinamento acustico e atmosferico. Dopo un primo risarcimento parziale, la Corte d’Appello ha riconosciuto pienamente le loro ragioni, condannando il Comune a:

  • ridurre l’inquinamento con misure come il limite di velocità;

  • installare pannelli fonoassorbenti;

  • versare 10.000 euro a ciascun cittadino per i danni subiti.

La Cassazione conferma

Il Comune ha impugnato la sentenza, ma la Cassazione ha respinto tutti i motivi di ricorso. Ha chiarito che:

  • il giudice può ordinare misure concrete per eliminare il danno;

  • il risarcimento può essere liquidato in via equitativa;

  • gli eredi subentrano nella quota del risarcimento spettante al defunto, senza moltiplicazioni.

In sintesi

Questa ordinanza rafforza la tutela dei cittadini contro l’inerzia della Pubblica Amministrazione. Quando rumore e inquinamento superano la soglia di tollerabilità, il giudice può intervenire non solo con un risarcimento, ma anche imponendo azioni correttive.

 
 
 

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